Tfr/Tfs l’ingiustizia continua

Come ricorderete la Corte Costituzionale, con sentenza 130/2023, ha stabilito che il differimento e la rateizzazione del TFR/TFS dei dipendenti pubblici sono incostituzionali perché violano il principio della giusta retribuzione e della tempestività nell’erogazione delle spettanze dovute.

Nella stessa sentenza la Corte dichiarava che era compito del Parlamento porre rimedio, con una legge, a questa situazione.

Purtroppo però, a più di un anno da quella sentenza, il Parlamento non si è minimamente occupato di questo problema. E così i dipendenti pubblici devono continuare ad aspettare fino a 12 mesi (nel caso di pensione di vecchiaia) e fino a 27 mesi (in caso di pensione di anzianità) prima di ricevere le quote a loro dovute.

Oppure devono ricorrere alle banche che, in base ad una convenzione con il Ministero della Pubblica Amministrazione, possono anticipare il TFR/TFS, chiedendo però ai neopensionati un interesse, sia pure “calmierato”, come se fosse un normale prestito.

È una palese ingiustizia, considerando anche che i lavoratori del settore privato ricevono il loro TFR dopo poche settimane dal pensionamento.

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