Un anno fa, il 7 ottobre, la sanguinosa incursione in territorio israeliano da parte dei miliziani di Hamas, e la conseguente strage di civili e presa di ostaggi, è servita da pretesto al regime israeliano per scatenare una offensiva genocida a Gaza (oltre 42000 morti, migliaia di dispersi e più di centomila feriti, insieme alla distruzione di tutte le abitazioni e le infrastrutture civili, un vero e proprio assedio che porta fame e annichilimento della popolazione civile) e rilanciare una escalation di violenze e repressione feroce in Cisgiordania.
Nelle ultime settimane l’offensiva israeliana, con il pretesto di colpire le milizie di Hezbollah e impedire loro il lancio di missili in territorio israeliano, si è scatenata contro il Libano.
Migliaia di morti e feriti, un milione di abitanti, libanesi, siriani e palestinesi, in fuga, bombardamenti feroci sulla capitale Beirut, che, con l’obiettivo di eliminare dirigenti ed esponenti di spicco di Hezbollah, fanno terra bruciata intorno a loro, con distruzioni di abitazioni ed infrastrutture che puntano a rendere alcune zone del Libano simili a Gaza ormai rasa al suolo dalle bombe e dai missili.
In questo scenario, la scelta del regime iraniano di rispondere all’escalation di provocazioni israeliane con un massiccio lancio di missili in direzione di Tel Aviv ed Haifa non ha fatto altro che gettare benzina sul fuoco.
L’obiettivo perseguito dal governo israeliano di estrema destra, con il sostegno degli Usa e l’ipocrita complicità dei governi europei, è evidente: modificare i rapporti di forza in Medioriente a proprio vantaggio, indebolire l’Iran, che è il suo vero avversario, e rimuovere con il metodo del massacro e del genocidio la questione palestinese.
Di fronte a questo disegno feroce occorre rilanciare la solidarietà con il popolo palestinese e quello libanese, rivendicare un immediato cessate il fuoco, contro ogni logica di generalizzazione del conflitto.
Non vi può essere soluzione politica di questo conflitto che non parta dal riconoscimento del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese, ponendo fine alla colonizzazione dei territori occupati da parte dello stato di Israele ed al regime di apartheid imposto ai palestinesi.
Questa strada è la sola che possa portare i due popoli, israeliano e palestinese, una volta liberatisi dalle attuali leadership fanatiche e reazionarie, a convivere e cooperare in modo pacifico per costruire una società più giusta, laica, democratica, egualitaria “dal fiume al mare”.
Oggi è solo una speranza. Spetta anche a chi è solidale con la causa palestinese renderla possibile.
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