Piano occupazionale 2026 l’emorragia continua

Martedì 20 gennaio si è svolto il primo (e ultimo) tavolo di confronto tra Amministrazione comunale, RSU e sindacati sullo stato di attuazione dei piani occupazionali 2021-2025 e sul nuovo piano occupazionale per il 2026.

Il primo incontro è stato anche l’ultimo perché il piano presentato dall’Amministrazione è stato giudicato da tutta la delegazione sindacale come (a dir poco) inaccettabile.

Vediamo perché:

  • Delle assunzioni previste dai Piani occupazionali degli anni passati (2021-2025) ben 322 non sono ancora state effettuate. Mancano all’appello anche 485 progressioni verticali.
  • Le 625 assunzioni proposte per il 2026 sono insufficienti a coprire i pensionamenti 2025, che sono stimati in circa 1100. Nel 2024, ultimo dato consolidato, sono stati 1149.
  • Tanto meno quindi queste 625 assunzioni servono a recuperare le perdite subite negli anni precedenti (nel 2019 eravamo 14.244, nel 2024 13.026).
  • Nelle assunzioni effettuate e previste vengono conteggiate anche le progressioni verticali, che in realtà non sono nuove assunzioni in quanto non portano teste e braccia nuove.
  • Analogo discorso vale per il fatto che molte “nuove assunzioni” riguardano in realtà colleghe e colleghi già in servizio che partecipano da esterni, e spesso vincono,
  • concorsi per profili professionali diversi e meglio retribuiti dei loro.
  • Vengono conteggiate come “nuove assunzioni” anche le mobilità in entrata, a cui però spesso corrispondono altrettante mobilità in uscita.

Risulta evidente anche la tendenza ad incrementare in percentuale le assunzioni di Funzionari a scapito di Istruttori e Operatori.

Il risultato di queste politiche “disoccupazionali”, che durano da anni, è che sempre più servizi vengono esternalizzati, i carichi di lavoro aumentano e i cittadini trovano risposte sempre meno soddisfacenti ai propri problemi e bisogni.

Un piano straordinario di assunzioni, che riporti nel giro di tre anni il numero dei dipendenti comunali a 15.000, con la progressiva re-internalizzazione di alcuni servizi: questo deve diventare oggi il principale obiettivo dell’azione sindacale, su cui coinvolgere e mobilitare i lavoratori.

CUB, Sial Cobas, Slai Cobas, USI

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