Volantino
Cisl, Uil e Csa hanno firmato con il governo il contratto nazionale per gli Enti Locali 2022-2024.
Gli aumenti salariali saranno del 5,78%, a fronte di un’inflazione che in quel triennio è stata per l’ISTAT del 14,8% e secondo altre fonti del 17%.
Questo contratto certifica dunque una perdita secca del potere d’acquisto dei nostri salari.
Anche gli arretrati sono calcolati al ribasso: verranno infatti erogati solo per il 2024 e il 2025 perché il 2022 e il 2023 vengono considerati “coperti” dall’indennità di vacanza contrattuale (IVC).
L’unica nota positiva è che, recependo l’esito di numerose sentenze, il contratto prevede il diritto ai ticket mensa anche per i giorni di lavoro agile e per chi lavora da remoto (ex telelavoro).
Non crediamo sia da considerarsi positiva la possibilità di distribuire su 4 giorni invece che su 5 o 6 le 36 ore di lavoro settimanale, che significa 9 ore di lavoro giornaliere più la pausa mensa. Questa misura avrebbe avuto un senso solo se accompagnata da una riduzione dell’orario di lavoro (32 ore) a parità di salario.
Dobbiamo invertire la tendenza. Ma per farlo è necessario che torniamo a discutere e a impegnarci per difendere il nostro salario e i nostri diritti.
Lo sciopero del 28 novembre indetto dai sindacati di base contro la politica economica del governo Meloni, che premia gli evasori e penalizza i lavoratori, rappresenta una prima occasione di mobilitazione.
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