Nuovo codice di comportamento dei dipendenti pubblici
Non lasciamoci intimidire
Come erbacce dopo un temporale estivo, proliferano i codici di comportamento e disciplina per i dipendenti della pubblica amministrazione.
Ultimo in ordine di tempo quello previsto dal D.P.R. 81/2003, entrato in vigore il 14 luglio scorso.
Come quelli che l’hanno preceduto, anche questo codice, oltre a ribadire alcune ovvietà, ha una funzione essenzialmente intimidatoria. Mira cioè a prevenire ogni forma di critica pubblica, attraverso la stampa o i social media, da parte dei dipendenti, all’operato di politici e dirigenti.
Ecco cosa dice l’ art.11 ter comma 2: “In ogni caso il dipendente è tenuto ad astenersi da qualsiasi intervento o commento che possa nuocere al prestigio, al decoro o all’immagine dell’amministrazione di appartenenza o della pubblica amministrazione in generale”.
Questo articolo va a ledere alcuni diritti garantiti dalla Costituzione a tutte le cittadine e a tutti i cittadini della Repubblica. Per esempio l’art. 21: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. E noi, prima di essere dipendenti del Comune di Milano – non dimentichiamolo – siamo cittadine e cittadini della Repubblica.
È anche in contrasto con quanto previsto dall’art.1 dello Statuto dei lavoratori (Legge 300/1970): “I lavoratori, senza distinzione di opinioni politiche, sindacali e di fede religiosa, hanno diritto, nei luoghi dove prestano la loro opera, di manifestare liberamente il proprio pensiero, nel rispetto dei principi della Costituzione e delle norme della presente legge“.
Noi dipendenti pubblici siamo al servizio dei cittadini, dei loro diritti e dei loro bisogni.
Non siamo al servizio dei politici e dei dirigenti di turno, e non dobbiamo loro obbedienza cieca e assoluta.
Per fortuna l’esperienza di questi anni – nelle commissioni disciplinari e nei tribunali del lavoro – ci insegna che questi codici sono “tigri di carta”. Basta non averne paura e non fanno male!
Naturalmente le critiche devono essere fondate su fatti e dati reali ed espresse con linguaggio appropriato e non scurrile.
Infine, chi nuoce maggiormente al prestigio della pubblica amministrazione?
Chi con i continui tagli ha ridotto allo stremo la sanità, la scuola e i servizi sociali e culturali pubblici o chi denuncia pubblicamente queste situazioni?
Per questo continueremo a contrastare questi odiosi codici sia sul piano culturale e sindacale che su quello legale.
La libertà si difende praticandola.
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